La cimatica delle Campane Tibetane

Ormai da qualche decennio (in realtà i precursori si trovano già nel ‘600 e ‘700 nelle figure di Galileo Galilei e Robert Hooke) anche la scienza si è cominciata ad interessare all’interazione tra il suono (le onde sonore) e la materia.

Il padre della cimatica (lo studio dell’effetto morfogenetico delle onde sonore) Hans Jenny, ha approfondito questi esperimenti ponendo su un piatto di metallo delle sostanze in polvere fine, questo piatto collegato ad un oscillatore capace di riprodurre una vasta gamma di frequenze.

La polvere si deposita ove la vibrazione è pari a zero, e la cosa interessante da notare è che partendo da vibrazioni basse e forme geometriche abbastanza semplici, mano a mano che la frequenza si alza anche le forme assumono complessità via via maggiori.

Il video che segue è esplicativo.

Tale scoperta ci da modo di comprendere meglio come tutti i suoni, i rumori che ci circondano, influenzano la nostra composizione “anche” sul piano fisico. In questo modo possiamo immediatamente vedere come ogni giorno siamo sottoposti (molto spesso nostro malgrado) a stimoli sonori e vibrazionali di varia natura che direzionano in parte i nostri umori, amplificando i nostri disagi. Da qui l’esigenza di discriminare maggiormente quando possibile per ambienti, luoghi, persone (ebbene sì, anche noi siamo degli strumenti musicali molto particolari) che trasmettano energie e sensazioni positive, piuttosto che situazioni che suscitino in noi le sensazioni opposte (quante volte addebitiamo a noi malesseri e sensazioni che inrealtà non provengono da noi?).

Le campane tibetane in questo possono aiutarci, il loro suono, le loro vibrazioni, riescono a riportare un senso armonico al nostro organismo, ci aiutano a far si che la “polvere delle nostre emozioni” si collochi in modo più aggraziato e funzionale al flusso della vita. Ovviamente la campana tibetana non è un rimedio universale ad ogni nostro male sia esso fisico, sentimentale o mentale, gran parte del lavoro per giungere se non proprio ad un benessere, quantomeno ad un equilibrio meno instabile dovrà obbligatoriamente partire da noi, dalle nostre esperienze e dalle nostre trasformazioni operate in modo senziente.