Ah, sì?

Il maestro di Zen Hakuin era decantato dai vicini per la purezza della sua vita.

Accanto a lui abitava una bella ragazza giapponese, i cui genitori avevano un negozio di alimentari. Un giorno, come un fulmine a ciel sereno, i genitori scoprirono che era incinta.

La cosa mandò i genitori su tutte le furie. La ragazza non voleva confessare chi fosse l’uomo, ma quando non ne poté più di tutte quelle insistenze, finì col dire che era stato Hakuin.

I genitori furibondi andarono dal maestro. «Ah sì?» disse lui come tutta risposta.

Quando il bambino nacque, lo portarono da Hakuin. Ormai lui aveva perso la reputazione, cosa che lo lasciava indifferente, ma si occupò del bambino con grande sollecitudine. Si procurava dai vicini il latte e tutto quello che occorreva al piccolo.

Dopo un anno la ragazza madre non resistette più. Disse ai genitori la verità: il vero padre del bambino era un giovanotto che lavorava al mercato del pesce.

La madre e il padre della ragazza andarono subito da Hakuin a chiedergli perdono, a fargli tutte le loro scuse e a riprendersi il bambino.

Hakuin non fece obiezioni. Nel cedere il bambino, tutto quel che disse fu: «Ah sì?».

Campana vecchia, antica o contemporanea? Quale scegliere…

Dopo una piccola introduzione alla scelta della prima campana tibetana, un’altro dialogo che molto spesso mi si pone è:

Cliente: “Vorrei avere una campana tibetana antica”

Io: “Perchè?”

Cliente (mediamente): “non lo so ma ho l’impressione che possa essere più vissuta (e quindi migliore, tra le righe)”

Bene…

Iniziamo a fare un po’ di chiarezza poichè molto spesso intorno alle campane tibetane sembra volutamente crearsi un alone di mistero che confonde, invece noi chiarifichiamo…

Oggigiorno sono ancora ampiamente disponibili in numero molto elevato campane tibetane anche vecchie e antiche, ciò è dovuto al fatto che ogni monastero, soprattutto prima dell’invasione da parte della Cina, possedeva e custodiva al proprio interno migliaia di campane. Buona parte (c’è chi sostiene anche più della metà), sono state fuse per ricavarne metallo, mentre le altre sono riuscite a “sfuggire” alla triste sorte e sono “emigrate” soprattutto nei paesi confinanti, diventati poi anche i produttori maggiori delle campane contemporaneee di varia fattura, qualità e foggia.

Proprio per questa grande disponibilità le campane, anche vecchie e antiche sono oggi vendute ad un prezzo che non è esageratamente superiore a quello delle cugine contemporanee, per questo un prezzo esorbitante per una campana tibetana non è “quasi” mai giustificato (a meno che non si tratti di qualche oggetto trafugato da qualche tempio e che ha avuto una storia particolarmente fitta dal punto di vista anche energetico).

Sarà forse per questo motivo che molti le richiedono, come se lo status di anzianità conferisse automaticamente anche la qualità… non è così…

Fermo restando l’assoluta bellezza (intrinseca) di alcune campane che ho avuto l’onore di ospitare nel mio negozio, vi sono altrettante campane contemporanee, che ricordo sono comunque prodotte partendo da quel che resta delle informazioni sulla lavorazione e creazione tramandate, e i risultati sono a volte davvero strabilianti…

Il ricercare “solo” una campana di un certo tipo, soprattutto se è la prima, limita moltissimo la mia scelta, oltra ad autolimitarmi nella sperimentazione di altre tipologie di campane che magari possono essere quelle di cui più necessito in quel momento.

Per concludere mi riporto alla storia della campana. Indubbiamente una campana vecchia o antica avrà una storia e sarà stata già più o meno utilizzata, ma non ne sappiamo nulla e quindi chi ha spinto ad utilizzare la campana e cosa soprattutto ha motivato l’utilizzo resta a noi ignoto, e, non è necessariamente detto che sia appartenuta a qualche monaco sulla via della santità…

Fate si che la storia della vostra campana cominci nel momento in cui l’accogliete, e da lì cominciate a nutrirla con il vostro essere, trasmettendogli le vostre qualità, compatibilmente, sempre, con il vostro karma, avrete ciò che vi spetta.

Buona vita!

Il Vecchio ed il Pozzo

Un buon uomo, curioso come coloro che pur ignorando l’a,b,c della spiritualità si son già incamminati sulla via metafisica, visitò un vecchio monastero.

All’anziano monaco che l’accolse premurosamente confessò di sentirsi attanagliato dai dubbi, di essere alla ricerca d’un impulso esistenziale più profondo della semplice soddisfazione fisica.

Aveva la sensazione che gli sfuggisse qualcosa d’essenziale. Sennonché gli chiese: “Quali sono i benefici della tua austerità, della tua vita di silenzio, meditazione e preghiera?”.

Tra le mansioni quotidiane del monaco c’era quella di attingere acqua dal pozzo. Il paziente maestro, perché di un asceta si trattava, uno di quelli che non perdono il loro tempo a illustrare l’indecifrabile, ma mostrano con l’esempio il cammino da seguire, lo condusse nel chiostro al cui centro spiccava la balaustrata a riparo del fosso onde sgorgava la primitiva, benedetta fonte.

Il monaco attinse l’acqua. Quindi, rivolgendosi perentoriamente al suo cortese ospite l’apostrofò: “Guarda giù in fondo al pozzo! Che cosa vedi?”. Il buon uomo osservò attentamente. Scorgeva soltanto un intenso fluttuare ondivago. Come se il sogno della sua vita cominciasse appena appena a concretizzarsi, ma non ne intuisse ancora la praticità effettiva. Trascorse ancora qualche breve istante, quando il monaco l’incalzò di nuovo: ”Guarda ancora … Che cosa vedi nel pozzo?”. L’uomo s’inchinò osservando vieppiù attentamente finché non trasalì di stupore. In fondo al pozzo, riflesso in superficie, c’era proprio lui, che scrutava speranzoso alla ricerca dell’impossibile.

“Quando io immergo il secchio, l’acqua è agitata”, commentò l’eremita. “Ma non appena si calma, ecco il frutto del silenzio, te stesso”.

Insegnamento: per quanto fondo e buio possa essere il pozzo del nostro essere, con la giusta tecnica possiamo quietare le acque che turbinano nei nostri pensieri e sentimenti, solo allora con giusta lucidità riusciremo a scorgere quella unica vera parte di noi che fino a quel momento era celata.

Come scelgo la mia prima campana tibetana?

Molto spesso, sia in negozio che durante gli eventi in giro per l’Italia, mi imbatto nella difficoltà di persone che per la prima volta si approcciano all’acquisto e quindi lla scelta di una campana tibetana, soprattutto se la prima.

Vi è un interesse che spesso travalica la mente razionale e una spinta attrattiva verso questi oggetti, ma allo stesso tempo un “timore reverenziale” e la paura di “sbagliare acquisto”…

Quello che mi trovo spesso a consigliare con parole che variano di poco è :ascolta con il cuore“, che nulla ha a che fare con il “va dove ti porta il cuore” (o come alcuni lo reinterpretano “va dove ti tira il culo….” ma questa è un’altra storia….).

Mi spiego meglio:

di fronte alla scelta che si pone davanti al “bencapitato“, normale sorgano dubbi tra grandezza, peso, maneggevolezza, anzianità e quant’altro… si fa fatica a volte a venirne a capo.

Se la persona è presente fisicamente davanti alle campane i consigli sono:

1- fare un giro cercando di sgomberare la mente;

2- mettere da parte le campane che “per non so quale motivo” mi attragono (senza suonarle);

3- da questa prima cernita di 5/6/7 campane al massimo parto alla ricerca della “mia” campana.

Ho notato infatti che 8 volte su 10 la prima campana che una persona prende in mano e prova, è quella che rimarrà poi anche dopo magari decine di altre “suonate”, questo per dire che è bene tenere sempre in considerazione che vi è una parte di noi, più intuitiva ma ancora non così funzionalmente legata al nostro vivere quotidiano, che sa di cosa necessitiamo prima che la nostra mente razionale arrivi alla medesima conclusione.

Ricordate poi che non necessariamente una “campana è per sempre”, infatti la vibrazione che da essa sprigiona è affine in questo momento a quello che noi siamo, e siamo unici ora, nello spazio e nel tempo. Tra un giorno, una settimana, un mese saremo diversi e quindi è possibile anche la campana risuoni anche in modo diverso.

Se invece la persona per contingenze relative a distanza od impossibilità è “costretta” alla scelta online diventa un po’ più complesso. Infatti pur avendo sul portale tracieloeterra.biz sia foto che video con audio di ogni campana tibetana, la prima cernita “visiva” è più complicata rispetto alla scelta “dal vivo”, dopodichè si può procedere allo stesso modo.

Ricordate, affidatevi al vostro intuito e meravigliatevi….